STUDIO ROSSINI - Aiuto! Mi hanno rubato il "dominio" !!!


Accade spesso che, volendo registrare un “nome a dominio” o “dominio” (es.: “rossi.it”, “rossi.com”  o altro) corrispondente al proprio nome, ditta, ragione o denominazione sociale, o, ancor più ovviamente, il proprio marchio regolarmente depositato e registrato (™) si riscontri, con estremo disappunto e rabbia, come tale “dominio” sia stato già registrato da “soggetti terzi”.

Succede altrettanto diffusamente che, i “soggetti terzi” nulla abbiano da spartire o pretendere su tale “dominio” ma, anzi, il vero ed esclusivo motivo di tale registrazione sia quello di creare un danno (pensiamo allo sgarbo di qualche concorrente), o di rapire e tenere in ostaggio il “dominio” d’altri per poter pretendere, successivamente, un cospicuo riscatto.

Cosa fare, quindi, quando il “dominio” desiderato o, meglio, preteso giuridicamente in forza di un marchio registrato non è più disponibile?

Le soluzioni percorribili sono differenti:

1)    registro un “dominio” leggermente diverso e facilmente collegabile con la mia identità (es: “dittarossi.it”, “rossisrl.it”, “rossispa.it” e altro);

2)    registro un “dominio” con un suffisso diverso da quello del Paese di principale interesse (es.: “rossi.com”, “rossi.eu”, rossi.ws” o altro);

3)    decido di “vendere cara la pelle” ed avvio una procedura di riassegnazione del “dominio” dal “soggetto terzo” a me, in quanto dimostro che la titolarità del medesimo è di mia spettanza.

Quale percorso giuridico bisogna seguire per ottenere la riassegnazione di un “dominio”?

Le soluzioni, anche in questo caso, sono diverse:

1)    avvio un procedimento ordinario; come se invece di un “dominio” mi avessero rubato il portafoglio o l’auto (soluzione sconsigliata  in quanto inadatta per i tempi e per le complessità tecniche dell’argomento);

2)    mi avvalgo delle regole previste, nello specifico, dalle norme emanate dagli Istituti allo scopo creati (Naming Autority), ovvero, dagli organismi incaricati di dirimere le controversie emergenti dalla disputa di “domini” collegati a singoli suffissi (es: per l’Italia il “.it”).

Lo scrivente ha perseguito con successo la seconda strada, ottenendo la riassegnazione di un “dominio.it” ad una multinazionale francese i cui tentativi di convincere con le buone il soggetto terzo a farsi restituire il “dominio” di propria spettanza,  erano miseramente naufragati nonostante le somme proposte ma non accettate.

Ottenuta la vittoria per la riassegnazione del "dominio”, si è poi passati alle vie giudiziarie ordinarie per ottenere il risarcimento del danno subito; ciò, però, solo dopo aver dimostrato e riconosciuto la propria legittimazione alla riassegnazione del “dominio” secondo le “regole di Internet”.

La morale, quindi, è che i professionisti, le società e gli imprenditori, in genere, si preoccupino quanto prima di registrare il “dominio” più adatto, per tutelare e rafforzare la presenza in rete che, sempre più, rappresenterà il principale “biglietto da visita” per comunicare le caratteristiche, potenzialità e competenze, della propria impresa o attività e degli uomini che in essa operano.

Udine, 14 ottobre 2009

Dr. Stefano Rossini

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